Vincenzo Gemito, Busto di fanciulla napoletana

Vincenzo Gemito (Napoli, 1852-1929)

Busto di fanciulla napoletana

Bronzo; 39 x 44 cm

Protagonista di primo piano nel panorama della scultura europea tra Ottocento e Novecento, «il massimo che si stagli tra i due estremi del Canova e di Medardo Rosso», Gemito venne abbandonato, subito dopo la nascita il 16 luglio del 1852, nella ruota degli esposti del monastero dell’Annunziata, con un pezzo di tela e un cerchietto d’oro all’orecchio destro. Giovanissimo svolse inizialmente il suo apprendistato presso la bottega di Emanuele Caggiano, per passare poi in quella di Stanislao Lista. Fortemente attratto della tecnica degli antichi maestri, Gemito si dotò di una profonda cultura tecnologica che, appresa sin dagli anni di formazione dai fonditori e restauratori dei bronzi ercolanensi, lo spingeva a controllare di persona tutte le fasi della fusione dei suoi lavori e a sentire il bisogno di impiantare proprie fonderie, al Mojarello e in via Margellina. L’esemplare è una versione in bronzo di una delle più significative opere della tarda attività di Gemito, il Busto di fanciulla napoletana. Armonica e fluente nello sviluppo della forma, l’opera esprime al meglio gli esiti della ricerca di Gemito della sua avanzata attività. Su un senso classico dei volumi e della struttura formale, più volte sottolineato dalla critica, essa innesta una particolare sensibilità per la sinuosità delle cadenze ritmiche, riscontrabile nella parallela produzione grafica dell’artista di questo periodo, che a ragione ha orientato le letture critiche più recenti ad indagare e a sondare eventuali rapporti tra questa stagione della sensibilità incandescente e irrequieta di Gemito e gli esiti più vitali del movimento simbolista, in un più dilatato scenario d’osservazione europeo e italiano. Nel quadro richiamato, al di là dei problemi formali si segnala che la datazione proposta, laddove espressa, si orienta intorno al 1920, come nel caso del busto in gesso della Galleria Comunale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma; va tuttavia notato che Somarè e Schettini nella raccolta di Giuseppina Gemito a Roma citano una Fanciulla Napoletana, riportandone la data 1913.