Francesco Da Capo, Paesaggio con sei figure e un cavaliere, Paesaggio con cinque figure e un cavaliere, Paesaggio con tre figure in riva a un fiume

Francesco Da Capo (documentato a Roma dal 1775 al 1804)

Paesaggio con sei figure e un cavaliere

Disegno acquerellato su carta bianca incollata su tela; 450 x 610 mm

Paesaggio con cinque figure e un cavaliere

Acquerello e matita su carta bianca; 330 x 425 mm

Paesaggio con tre figure in riva a un fiume

Acquerello e matita su carta bianca; 330 x 425 mm

Francesco Da Capo, originario di Lecce, come sembra dedursi dal suo nome, fu pittore, paesaggista e disegnatore e svolse la sua attività nella seconda metà del Settecento a Napoli e a Roma. Esigui sono i dati biografici di cui disponiamo, rinvenuti dalle date apposte alle stampe che Giuseppe Cunego (Verona, 1760 – post 1784) trasse dalle sue opere, attraverso le quali è stato tramandato il ricordo del pittore, e dalle fonti che riguardano il pittore genovese Giuseppe Bacigalupo (Pian dei Preti, 1744 – Genova, 1821), con il quale Da Capo entrò in contatto a Roma nel 1775. Le opere di Da Capo furono molto ammirate e ricercate dai collezionisti privati. I tre disegni a seppia acquerellati provengono tutti da una collezione privata bolognese e risultano essere stati sottoposti contemporaneamente al trattamento di incollaggio su tela, con tecnica e materiali uguali, Il Paesaggio con cinque figure e un cavaliere e il Paesaggio con tre figure in riva a un fiume presentano le stesse dimensioni e sono quindi pendant; il Paesaggio con sei figure e un cavaliere ha invece dimensioni maggiori e mostra sul retro una sigla che riteniamo si riferisca al nome del collezionista a cui apparteneva l’opera. Tale collezionista plausibilmente è identificabile nel marchese Giuseppe Rondanini (Roma, 1725 – Castel Bolognese, 1801), proprietario della ricchissima collezione ubicata nell’omonimo palazzo che egli stesso fece costruire in via del Corso a Roma dall’architetto Alessandro Dori. Basati su una diretta frequentazione della campagna romana, questi paesaggi animati da pochi personaggi, spiccano per l’analitica rappresentazione della vegetazione, e per il soffuso luminismo volto a esaltare i delicati effetti atmosferici della natura, attraverso cui il linguaggio del pittore mostra di affondare le radici nel paesaggio classicista del primo Seicento, nella lezione di Annibale Carracci, del Dominichino, di Nicolas Poussin, di Calude Lorraine, di Gaspard Dughet, implementato dalla suggestione del paesismo di Jan Frans Van Bloemen.