Il Cinquecento

In questa prima sezione sono esposti due nuclei di opere. Il primo è un piccolo gruppo di dipinti di cultura tardobizantina, da ricondurre alla circolazione di manufatti e di maestranze all’indomani della caduta di Costantinopoli in mano turca nel 1453. Tale evento determinò per tutto il secolo emigrazioni di pittori nell'Egeo, a Creta, a Venezia e lungo le due sponde dell’Adriatico fino alla Puglia, ove fiorirono un gran numero di botteghe. Accanto alle opere di Donato Bizamano, Scupula e Thomàs Bathàs, ancora dipinte “alla greca”, è pure presente un piccolo ritratto attribuito al candiota El Greco, più prossimo, per formazione, alla maggiore pittura veneziana. La vetrina accoglie anche, per motivi di sicurezza, dipinti di piccolo formato pertinenti ad altre sezioni.

Il secondo nucleo è costituito da manufatti di cultura centro-settentrionale e d'Oltralpe. Sono qui esposte opere di Giovanni Battista Castello, di formazione genovese, prossimo alla maniera di Raffaello e Polidoro da Caravaggio, del ritrattista milanese Figino, del fiammingo Soens, operoso nella Sala Ducale in Vaticano e poi a Parma, infine di un ignoto maestro di ambito iberico-fiammingo.

Nella seconda sala sono raggruppate opere venete e di ambito meridionale e centroitaliano.

Ritratto di gentiluomo - Tiziano
La pittura veneta è rappresentata dallo splendido Ritratto di gentiluomo, che rientra nel singolare capitolo della ritrattistica tizianesca. Ancora a Tiziano, ma anche allo Schiavone e a Tintoretto fanno riferimento Veronese e Corona, entrambi pittori di immagini devote, care ai nuovi insegnamenti della Controriforma. Il bel dipinto a soggetto mitologico prossimo al Sustris, detto <> da Vasari (1568), è testimonianza del rinnovamento in senso manierista della pittura a Venezia.

Negroni
Di ambito meridionale sono il ‘Maestro del polittico di Barletta’, l'ancora ignoto protagonista del primo Cinquecento meridionale, e il cosentino Pietro Negroni, pittori ‘regnicoli’ ma ben noti a Napoli e in Campania. Con Giovan Filippo Criscuolo sono alcuni dei protagonisti della pittura delle province tirreniche del Viceregno, che mescolava le dolcezze raffaellesche di Andrea Sabatini, il massimo rappresentante del Rinascimento meridionale, e l’espressionismo caricato di Polidoro da Caravaggio e Pedro Machuca.


Del secondo Cinquecento sono due opere ‘straniere’ altrettanto ben inserite nell’ambiente meridionale, attribuite al senese Marco Pino e alla cerchia dell’umbro Ippolito Borghese, entrambi ampiamente apprezzati e richiesti dalla committenza ecclesiastica perché portavoce di una pittura sacra capace di coinvolgere e persuadere.

Tra le presenze marchigiane, Vincenzo Pagani ed il Bagozzo, a metà tra tradizioni locali e le novità di Raffaello e Lotto; il Bagozzo, pure allievo del Lotto; infine la piccola copia da la Flagellazione di Federico Zuccari per l'Oratorio del Gonfalone a Roma.